Gli spettacoli 2011-2012

Scheda dello Spettacolo - Associazione Teatrale Abruzzese Molisana

VERMICINO l’Italia nel Pozzo

COMPAGNIA ENFI TEATRO TESTO DI | ELENA SBARDELLA E MASSIMO GAMBA

REGIA E INTERPRETAZIONE| ELENA SBARDELLA

LIBERAMENTE TRATTO DAL LIBRO

VERMICINO

L'ITALIA NEL POZZO

DI | MASSIMO GAMBA

EDIZIONI | SPERLING&KUPFER

COLLANA LE RADICI DEL TEMPO PRESENTE|

DIRETTA DA | LUCA TELESE

SPAZIO SCENICO

COSTUMI ALIDA CAPPELLINI

AIUTO REGIA | MANUELA LOMEO

SUONO | GIULIANO LOMBARDO

VIDEO | DANIELE CARLEVARO LIANKA

SI RINGRAZIA PER LA SUA PREZIOSA COLLABORAZIONE|

STEFANIA KLEIN







E' stata una notte come quella del primo sbarco sulla luna: il trionfo della tecnologia allora; la sua tragica sconfitta ora, davanti al pozzo di Vermicino. Si può andare sulla luna, ma non si può salvare un bambino caduto in un pozzo. si possono annientare milioni di vite umane in un attimo; non si riesce a salvarne una sola in trentasei ore. Ne veniva un senso di angosciosa, di impotenza, di disperazione... il fatto prende valore di tremendo apologo: della condizione umana, della eterna sconfitta dell'uomo proprio nelle cose di cui più sente orgoglio. La scienza, la tecnica... apologo tremendo anche in questi più ristretti termini, in cui si specchia l'intera realtà del nostro paese: il disordine, l'inefficienza, la demagogia, la mancanza di rispetto per l'altrui sventura e dolore | Epoca, 27 giugno 1981

| Leonardo Sciascia |













| 1981, UN BAMBINO IN UN BUCO E L'ITALIA INTORNO. LA TRAGEDIA CHE HA CAMBIATO LA STORIA DEL NOSTRO PAESE|

|NICCOLÒ AMMANITI|

Dedicato
















|note di r Dedicato a Simone







|note di regia|







"E' stata una notte come quella del primo sbarco sulla luna: il trionfo della tecnologia allora; la sua tragica sconfitta ora, davanti al pozzo di Vermicino. Si può andare sulla luna, ma non si può salvare un bambino caduto in un pozzo. Si possono annientare milioni di vite umane in un attimo; non si riesce a salvarne una sola in trentasei ore. Ne veniva un senso di angosciosa impotenza, di disperazione... il fatto prende valore di tremendo apologo: della condizione umana, della eterna sconfitta dell'uomo proprio nelle cose di cui più sente orgoglio, la scienza, la tecnica... apologo tremendo anche in questi più ristretti termini, in cui si specchia l'intera realtà del nostro paese: il disordine, l'inefficienza, la demagogia, la mancanza di rispetto per l'altrui sventura e dolore".

È il mese di giugno, giorno 27, anno 1981, queste sono le parole di Leonardo Sciascia, quando ancora non è stato estratto dal pozzo di Vermicino, il corpo ormai senza vita, del piccolo Alfredo Rampi. On off Vermicino l'Italia nel pozzo parte da qui. Dalla tragedia di Vermicino seguita da quasi trenta milioni d'italiani, la prima lunga diretta nella storia della televisione italiana.

Lo spettacolo, della durata di circa un'ora e quindici minuti, è uno zapping forsennato sui nostri ultimi decenni, che alterna momenti poetici, paradossali, ironici e drammatici. Vermicino punto di partenza e approdo, in una prospettiva scomoda per guardare quel che resta.

On Off inizia prima che il pubblico entri in sala: negli schermi installati in biglietteria e nel foyer sarà possibile seguire in diretta la preparazione dell'attrice dal camerino, pronta a rivolgersi già al pubblico, a scrutarlo, alternandosi a immagini di repertorio della televisione italiana.

In video l'attrice sempre collegata dal camerino darà inizio al dialogo con gli spettatori:

"A chi già amava. Profondamente. Prima che tutto accadesse. Prima che tutto fosse fatto accadere. A chi veramente amava". Queste le sue prime parole. Un incontro multimediale in cui l'intera scena è costituita da un maxischermo e da una pedana inclinata, riflettente per intero la proiezione sovrastante. Quando il video è acceso l'attrice è completamente immersa nelle immagini, quando è spento lo scenario è totalmente desolante e lunare. Il tessuto drammaturgico si svolge passando dal pieno al vuoto, dall'acceso allo spento, dalla convulsa presenza di immagini, al tempo sospeso di uno stato di apparente deserto.

Quello che Nostra Signora Tv mostra esiste, quello che crea appare, quello che riprende risuona: a luci spente nulla sembra esistere. Eppure la bellezza, quella meravigliosa e intima bellezza del mondo degli uomini, venduta, espropriata, forse perduta, soffoca il cuore della nostra unica e moltiplicata presenza scenica.

La ricostruzione di quello che si è visto da Vermicino, i suoni provenienti dalle finestre illuminate nella notte, in alternanza incrociata a momenti salienti della storia dei







decenni passati, incluso il primo allunaggio, le trasmissioni di punta degli anni Ottanta, i canali trash, la pubblicità, i Tg, assurdi e demenziali talk show, ci hanno cambiato e ancora incidono: la "Famiglia del mulino bianco" che raccontava la promessa di un mondo fintamente e stucchevolmente borghese, senza turbamenti. Lontano dalla verità e proiettato al sogno. La realtà mostrata attraverso il tubo catodico doveva corrispondere al sogno italiano, rassicurare, perché tutti potessero proiettarsi a godere del boom economico del momento. Poi, negli ultimi anni la rotta è stata invertita, ma la sostanza, "plasma" a parte, non è cambiata. Sono approdate in video le vite degli altri che non fossero attori, neorealismo casereccio e il pubblico ha iniziato ad appassionarsi, ad immedesimarsi, a provare pietà o invidia per le loro storie, tra un piatto di pasta e una pubblicità all'ultima moda. L'audience comincia a dettare il palinsesto. Il grande fratello diventa un sogno, la possibilità di una nuova vita, quando in 1984 Orwell ne mostrò l'atroce, opprimente delirio... Apparire, fare soldi, avere successo, al di la di se stessi, al di là anche del proprio dolore, dei propri amori, della propria libertà e dignità. Pasolini pensava che il fascismo non era riuscito a scalfire e corrompere gli animi quanto questa società televisiva. E mia nonna alla fine degli anni Cinquanta, quando arrivò in casa il primo televisore, piangendo, diceva: " Lì dentro c'è il demonio, che ti può pure ammazzare".

Vermicino un punto di avvio e di ormeggio, dove il protagonista non è più solamente la tragica sorte di un bambino, i riflettori, pur accesi sul pozzo, iniziano ad illuminare la folla, i soccorritori, il Presidente della Repubblica. Entrano nelle case attraverso i televisori e marchiano, fabbricano la memoria che fa sempre più con difficoltà i conti con la vera realtà, quella del nostro tempo, che vive e respira ansimando anche a proiettori spenti. Che la realtà non è soltanto quello che si vede.

La nostra attrice farà un percorso ad ostacoli, attraversando il tempo, dentro e fuori dal video. Alla fine del suo destabilizzante viaggio, ripartirà per la sua dimensione chiedendo di poter vivere e morire con chi amava prima che tutto accadesse, prima che tutto fosse fatto accadere. E il deserto si trasforma. Forse in una creatura fattizia, che vive solo nell'etere, nel pianeta On Off. Uno specchio frantumato in mille pezzi che riflette il tempo presente.


  • Produzione COMPAGNIA ENFI TEATRO
  • di Elena Sbardella, Massimo Gamba
  • Regia di Elena Sbardella
  • con Elena Sbardella