18 mila giorni - Il pitone
18 mila giorni corrispondono a 50 anni.
E' curioso come la prospettiva e il senso del tempo possano cambiare a seconda del criterio col quale lo si organizzi: gli anni o i giorni.
Il pitone è un animale che prima se ne sta buono e ti prende le misure e poi, quando ha raggiunto la tua stessa lunghezza o la tua stessa forza, ti fa fuori.
Il nostro spettacolo parte da qui: dal tempo e da una metafora.
Protagonista un uomo di 50 anni che perde il lavoro. Un giorno arriva in ufficio un impiegato più giovane, prima una scrivania piccola accanto alla sua, poi la sua, di scrivania, che viene rimossa. E col lavoro, il protagonista, perde anche tutta la sua vita. Perde il senso delle cose. Se ne sta asserragliato in un appartamento che è diventato una sorta di discarica di cose, ricordi e sentimenti, solo, senza la moglie e il figlio che lo hanno abbandonato.
Riflessioni personali e epocali si intrecciano a sottolineare come in soli 18 mila giorni siano radicalmente mutate le prospettive e le aspettative sociali in Italia. Dalla dignità del lavoro del gruista della "Chiave a stella" di Primo Levi, da un'epoca in cui il lavoro era un diritto e elemento fondante dell'umana dignità, al trionfo dell'odierno precariato, divenuto persino forma più o meno palese di ricatto sociale.
Protagonista Giuseppe Battiston, pluripremiato attore del nostro cinema e del nostro teatro (e dell'anno scorso il Premio UBU come miglior attore italiano, mentre data al luglio 2011 l'assegnazione del Pegaso d'oro - Premio Flaiano proprio per la sua interpretazione di "18 mila giorni" ). Accanto a lui, a fare da contrappunto musicale, il cantautore Gianmaria Testa che ha composto canzoni nuove e inedite apposta per questo spettacolo. Il testo, originale, è dello scrittore torinese Andrea Bajani (fresco vincitore del premio Bagutta per il suo ultimo romanzo "Ogni promessa"). La regia è di Alfonso Santagata, uno dei più importanti esponenti del teatro italiano contemporaneo, le luci di Andrea Violato.
La perdita del lavoro, accompagnata dalla perdita di identità, è qualcosa di vergognoso, un'umiliazione nei confronti della famiglia, dei vicini e del mondo che ti circonda. Il protagonista, disoccupato, è ridicolo; non riesce a rialzarsi dai colpi subiti da una società cinica, volubile e consumistica che butta via tutto ciò che non rende più.
Questo è l'argomento che ci ha coinvolto tutti quanti.
Fa un certo effetto pensare che "18 mila giorni" corrispondono a 50 anni, un'età che non da nessuna certezza per il futuro, e che, anzi, rappresenta un impedimento. Le carriere in transito prendono il sopravvento
Perdere tutto in un pomeriggio, lavoro, moglie e figlio, è un paradosso quotidiano, può capitare a chiunque.
Con il teatro e la musica e con la speranza che questo mondo che sembra essere immutabile possa essere cambiato, noi affronteremo e racconteremo questa storia.
Alfonso Santagata
C'è stato un momento in cui ci siamo svegliati, e ci siamo resi conto che quello che prima avevamo non c'era più, si era volatilizzato. Come tornare a casa, cercarsi il portafoglio dentro la tasca e sentire che dentro la tasca c'è un vuoto dove prima era pieno. Si resta così, con un senso di tradimento che brucia. Perché quello che ferisce di più, oltre al furto, è il non essersi accorti di nulla, l'inganno di una mano che si infila, ti deruba, e poi se ne va via impunita. Ecco, io quando penso a che cosa è successo al lavoro in Italia, e dunque all'Italia, penso a quella stessa sensazione di tradimento. Com'è possibile, mi chiedo ogni volta, che dopo tanti anni un giorno ci siamo svegliati, e quello che avevamo dato per scontato - il lavoro - non c'era più, si era volatilizzato? Com'è successo che un giorno ci siamo svegliati e il lavoro, da diritto che era, era diventato una concessione, e ciascuno era disposto a sbranare il vicino pur di salvarsi? Com'è successo che l'Italia una mattina si è svegliata, e tutto quel che aveva messo da parte non c'era più?
- Produzione PRODUZIONI FUORIVIA IN COOPRODUZIONE CON FONDAZIONE TEATRO STABILE DI TORINO
- di Andrea Bajani
- Regia di Alfonso Santagata
- con Giuseppe Battiston, Gianmaria Testa